A Noto la pietra non è mai soltanto pietra. È luce, memoria, racconto. Passeggiando tra le vie della città barocca, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, capita di imbattersi in luoghi che sembrano osservare in silenzio il passare dei secoli. Palazzo Castelluccio è uno di questi. Non si impone con l’eccesso, non cerca lo stupore immediato: si lascia scoprire lentamente, come fanno le storie più autentiche.
Voluto nel 1782 dal marchese Corrado Di Lorenzo del Castelluccio, il palazzo nasce in un’epoca di rinascita e ambizione. La sua facciata, elegante e misurata, rompe con il fasto barocco che domina Noto e sceglie la sobrietà del neoclassico. Una scelta che racconta già molto di chi lo abitava: gusto raffinato, desiderio di equilibrio, attenzione al dettaglio. Per oltre un secolo, queste stanze hanno ospitato alcune delle famiglie più influenti della Sicilia. Così, sono stati intrecciati destini, relazioni e quotidianità aristocratiche.
Poi, come spesso accade ai grandi edifici, è arrivato il silenzio. Dopo la morte dell’ultimo marchese e il passaggio all’Ordine di Malta, il palazzo ha conosciuto anni di abbandono, lasciando che il tempo si depositasse lentamente su affreschi, pavimenti e memorie. Fino a quando, nel 2011, qualcuno ha deciso di ascoltare quel silenzio. Jean-Louis Remilleux ha scelto di restituire vita a Palazzo Castelluccio, intraprendendo un lungo e minuzioso restauro guidato da rispetto e passione. Un lavoro paziente, culminato nel 2018 con la riapertura al pubblico.
Varcare la soglia del palazzo è come entrare in un’altra dimensione. Due palme, simbolo di prosperità, accolgono il visitatore insieme a due scalinate gemelle che conducono al piano nobile. La luce filtra morbida sulle superfici in pietra di Noto, mettendo in risalto i bassorilievi e i dettagli architettonici. Le dimensioni sono imponenti: 105 stanze, oltre 5.000 metri quadrati, un microcosmo che racconta una vita fatta di rappresentanza e intimità.
Al piano nobile, una sequenza di salotti affrescati accompagna il visitatore in un percorso quasi teatrale. I colori, le decorazioni, le proporzioni parlano di un’epoca in cui l’arte era linguaggio quotidiano e il vivere era anche una forma di bellezza. È facile immaginare le conversazioni, la musica, il fruscio degli abiti, i gesti misurati di un mondo che non esiste più ma che qui sembra ancora respirare.
Scendendo negli ambienti di servizio, il racconto cambia tono ma non intensità. Le cucine antiche, le cantine, la sala da pranzo del personale, le scuderie e lo spazio destinato alle carrozze restituiscono la vita concreta di chi, lontano dai salotti, rendeva possibile il funzionamento della grande macchina domestica. È il volto nascosto del palazzo, quello più umano, fatto di lavoro, fatica e presenza quotidiana.
Palazzo Castelluccio è stata una casa-museo privata, affidata alla Fondazione del Grand Tour, che ne ha curato la tutela e l’apertura al pubblico, tra una visita libera o guidata. Ma al di là delle informazioni pratiche, ciò che restava era l’esperienza: la sensazione di aver attraversato non solo un edificio, ma una storia. Il Palazzo Castelluccio dopo aver ospitato eventi privati di una certa importanza ed essere stato anche set del film Cyrano di Joe Wright, chiude le porte al pubblico e, dopo l’acquisto da parte del gruppo Rocco Forte, diventa un hotel a 5 stelle.






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