La chiusura di Etnaland ha lasciato un silenzio insolito alle porte di Belpasso. Dove un tempo si sentivano le urla gioiose provenire dagli scivoli e la musica riempiva le giornate d’estate, oggi restano cancelli chiusi e tante domande. Per molti siciliani, quel parco non era solo un’attrazione turistica tra le più grandi della Sicilia, ma un luogo del cuore poichè rappresentava la gita di fine anno, il primo lavoro stagionale, le domeniche trascorse in famiglia.
Poi è arrivata la notizia dell’inchiesta della Procura di Catania, che ha scosso profondamente la comunità. Secondo quanto emerso dalle indagini, iniziate nel 2022, i rifiuti prodotti dal parco acquatico sarebbero stati bruciati in un terreno vicino e successivamente sotterrati. Un’ipotesi grave, che ha portato al sequestro preventivo dell’intera struttura. Nel registro degli indagati figurano l’imprenditore Francesco Andrea Russello e la società Etnaland srl. Le accuse parlano di gestione non autorizzata di rifiuti, combustione illecita, traffico organizzato e inquinamento ambientale. Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato l’assenza di impianti di depurazione adeguati e la mancanza di autorizzazioni ambientali aggiornate in quanto l’unico titolo allo scarico risulterebbe scaduto nel 2019.
Al di là dei tecnicismi giudiziari, ciò che colpisce è il senso di smarrimento tra i cittadini. Se le accuse venissero confermate, il danno non sarebbe soltanto economico ma anche ambientale e morale. Il terreno interessato, destinato a uso agricolo, rappresenta un pezzo di quella terra che per i siciliani è identità, lavoro, radici.
C’è amarezza, certo. Ma anche la consapevolezza che la verità dovrà emergere nelle sedi opportune, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza. Intanto, resta una comunità che si interroga sul proprio futuro, sui posti di lavoro persi, sull’indotto che si ferma, ma soprattutto sulla necessità che sviluppo e rispetto dell’ambiente vadano di pari passo.
Etnaland è stato per anni simbolo di leggerezza e divertimento. Oggi diventa il centro di una riflessione più profonda. Perché crescere non significa soltanto attrarre migliaia di visitatori, ma anche custodire il territorio con responsabilità. E forse, da questa vicenda dolorosa, potrà nascere una maggiore attenzione collettiva verso legalità, trasparenza e tutela della nostra terra.




