Immagina di sfogliare una copia ingiallita di Vogue del gennaio 1955. Tra le dita senti la carta patinata di un’epoca in cui il viaggio era ancora un’avventura dell’anima, non solo un post sui social. L’articolo si intitola “Change of Line, Change of Locale”, e non è un semplice catalogo di vestiti poichè è il racconto di una fuga d’amore tra l’alta moda e la Sicilia.
Il fotografo Henry Clarke compie un gesto rivoluzionario per l’epoca portando le modelle fuori dai salotti ovattati di Parigi e le lancia nel cuore pulsante del Mediterraneo. Ma tra tutti gli scatti di quel servizio, ce n’è uno che ti mozza il fiato e ti costringe a fermarti. È quello realizzato davanti a Porta Garibaldi, a Catania, il codittetti “furtinu”.
C’è qualcosa di quasi magico in quell’immagine. Da una parte hai la Porta Garibaldi con quel suo gioco ipnotico di strisce bianche e nere in pietra calcarea e lava dell’Etna che sembra fatto apposta per essere fotografato. Dall’altra, hai una modella che sembra una dea atterrata per sbaglio in un quartiere popolare.
Il “cambio di linea” di cui parla il titolo lo vedi tutto lì. Gli abiti non sono più le armature rigide degli anni ’40 ma sono forme che iniziano a respirare, a muoversi. Davanti all’imponenza di quel monumento barocco, la moda diventa finalmente umana. La modella non è una statua, è una donna che cammina nella storia, che sfida con la sua eleganza moderna l’eternità della pietra vulcanica.
Ciò che rende quello scatto umano è il contrasto estremo. Clarke gioca con il sole accecante della Sicilia, quello che ti costringe a socchiudere gli occhi. La luce rimbalza sul bianco della pietra e fa risplendere le texture dei cotoni e delle sete, mentre le ombre profonde della lava danno al vestito una tridimensionalità quasi scultorea. Ma non è solo estetica. In quella foto senti il rumore lontano della vita di Catania che brulica attorno al set, lo stupore dei passanti dell’epoca che guardavano quella creatura celestiale posare davanti a un arco di trionfo. Ancora oggi, guardando quell’articolo sul Vogue Archive, non vedi solo dei vestiti che non esistono più. Vedi l’emozione di un mondo che si stava riaprendo alla bellezza, usando la Sicilia non come un semplice sfondo, ma come una compagna di viaggio fiera e meravigliosa.





