Alla riapertura delle aule, dopo i giorni del Referendum, gli studenti della scuola di Camporotondo Etneo, nel Catanese, non hanno trovato la solita routine di metà settimana. Niente esercizi assegnati, niente appunti lasciati in sospeso, nessuna interrogazione annunciata. Ad aspettarli, questa volta, c’era qualcosa di molto più inaspettato: un messaggio scritto con il gesso bianco sulla lavagna da chi, in quei giorni, aveva presidiato l’istituto per garantire il regolare svolgimento delle operazioni elettorali.
A lasciare quelle parole sono stati i Carabinieri della Radiomobile di Gravina di Catania, impegnati nel servizio di vigilanza all’interno della scuola trasformata temporaneamente in seggio elettorale. Prima di lasciare l’edificio e restituirlo agli studenti, hanno voluto affidare ai ragazzi un pensiero semplice ma profondo.
Il messaggio si apre con toni delicati, quasi discreti, una sorta di scusa affettuosa per aver “preso in prestito” per qualche giorno gli spazi della scuola. Un gesto che, già da solo, racconta molto. Non soltanto il rispetto verso un luogo simbolico della crescita e dell’educazione, ma anche l’attenzione verso chi quegli spazi li vive ogni giorno: i bambini e i ragazzi.
Poi arrivano le parole che hanno colpito di più. Un invito sincero a studiare, a credere nel valore della conoscenza, a custodire i propri sogni. Un messaggio che non ha il tono di una lezione formale, ma quello di una presenza vicina, quasi familiare. Come se, per un momento, la divisa avesse lasciato spazio a un volto più umano, capace di parlare direttamente ai giovani con affetto e responsabilità.
Ed è forse proprio questo l’aspetto che ha emozionato di più. Siamo abituati a immaginare le forze dell’ordine come presidio di sicurezza, come simbolo di regole e disciplina. In quella lavagna, invece, i ragazzi hanno trovato una mano tesa, una voce incoraggiante, un segnale di fiducia. A rendere ancora più toccante il gesto, anche il piccolo disegno dell’Arma lasciato in fondo alla lavagna, realizzato con cura, quasi a voler dire silenziosamente: “Noi ci siamo”. Un dettaglio semplice, ma capace di trasformare un’aula scolastica in un luogo di dialogo tra istituzioni e nuove generazioni.
A Camporotondo Etneo, il ritorno in classe si è trasformato così in una lezione speciale. Non una lezione di grammatica o matematica, ma una lezione di cittadinanza, rispetto e speranza. Perché a volte basta davvero poco per far arrivare un messaggio destinato a restare.





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